Foto e video condivisi in questi giorni sui social hanno fatto rapidamente scattare l’allarme sulla presenza di schiume e chiazze lungo alcuni tratti della costa tirrenica calabrese. Immagini che, in alcuni casi, sono state accompagnate da commenti e ipotesi sulla possibile presenza di sostanze inquinanti, alimentando preoccupazione tra cittadini e bagnanti. Ma davanti a fenomeni ambientali apparentemente anomali, è importante evitare conclusioni affrettate. Una schiuma o una chiazza in mare, infatti, non sono automaticamente sinonimo di inquinamento. Fenomeni visivamente simili possono avere origini molto diverse e soltanto campionamenti e analisi possono consentire di stabilirne la reale natura.
A fare chiarezza arriva ora Arpacal, che ha effettuato verifiche sul campo attraverso campionamenti e analisi. I primi controlli microbiologici, effettuati tra sabato e domenica lungo il tratto di costa compreso tra Lamezia Terme e Diamante, hanno restituito un quadro complessivamente conforme ai limiti previsti dalla normativa. Nei punti sottoposti a controllo, in particolare, non è emersa una contaminazione fecale diffusa.

PERCHÉ SI FORMANO LE SCHIUME?
La presenza di schiume in mare può avere diverse origini e, soprattutto durante il periodo estivo, può essere legata anche a processi naturali. La sostanza organica presente nell’ambiente marino, anche in relazione all’attività del fitoplancton, può infatti rilasciare proteine e altre molecole dotate di proprietà tensioattive. Quando il mare è mosso, il vento e le onde incorporano aria nell’acqua: queste sostanze naturali possono stabilizzare le bolle e favorire la formazione di schiume che, in determinate condizioni, possono risultare anche persistenti.
A questo fenomeno si aggiunge l’azione delle correnti marine, che possono concentrare il materiale organico in chiazze superficiali e trasportarlo progressivamente verso la costa. La presenza di schiuma, dunque, non consente da sola di stabilire l’origine del fenomeno e non può essere considerata automaticamente come una prova di contaminazione.

PROSEGUONO LE ANALISI
Arpacal sta proseguendo gli approfondimenti chimici e biologici con l’obiettivo di caratterizzare in maniera completa le cause dei fenomeni osservati lungo la costa tirrenica. Il messaggio dell’Agenzia è quindi quello di attendere i dati prima di arrivare a conclusioni, soprattutto in presenza di immagini che, seppur suggestive e preoccupanti, non sono sufficienti da sole a determinare la qualità delle acque.
Tutti i risultati aggiornati dei controlli e una specifica scheda scientifica dedicata alle schiume marine, nella quale il fenomeno viene illustrato e vengono documentati episodi analoghi registrati anche in altre regioni italiane, sono disponibili nella sezione Balneazione del sito Arpacal. Dati e approfondimenti scientifici rappresentano dunque lo strumento più affidabile per comprendere quanto sta accadendo lungo la costa e distinguere i fenomeni naturali da eventuali situazioni di contaminazione.

Sull’argomento è intervenuto anche l’Assessore Regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, evidenziando come la qualità del mare calabrese debba essere valutata sulla base dei dati scientifici e dei risultati dei controlli effettuati dagli enti competenti.
“Un dato particolarmente significativo – sottolinea Montuoro – arriva dai campionamenti effettuati tra sabato e domenica, da Lamezia Terme a Diamante: i parametri microbiologici analizzati sono risultati conformi ai limiti di legge. È un risultato che consente di ricondurre i fenomeni osservati alle dinamiche naturali dell’ambiente marino”. Secondo l’assessore, il lavoro svolto in questi giorni conferma anche l’utilità della strategia messa in campo dalla Regione Calabria per rafforzare il presidio del mare. “Abbiamo voluto aumentare concretamente la capacità di osservazione e di intervento sul territorio. Battelli, droni acquatici, laboratorio mobile e squadre tecniche consentono oggi di essere presenti lungo la costa, verificare direttamente le segnalazioni e produrre rapidamente dati scientificamente affidabili. È questo il modello che vogliamo consolidare: più presenza sul campo, più tecnologia, più conoscenza e maggiore trasparenza”.
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